La Grande storia del cinema: Stanley Kubrick

Stanley Kubrick

Se c’è un regista che rappresenta l’essenza del cinema in quanto settima arte e non solo intrattenimento, quelli è Stanley Kubrick.

In questo approfondimento dedicato ai maestri che hanno fatto grande il cinema, parleremo del maestro Brittanico, Kubrick, a tutto tondo.

Uno degli articoli più ambiziosi di cinema e spettacolo.

Buona lettura!

Biografia del regista

Kubrick

Nato a New York, il 26 luglio 1928 e morto a St-Albans, il 7 marzo 1999, ma naturalizzato Inglese, Stanley al cinema ha dato tutta la sua vita.

“Primogenito di Jacob Leonard Kubrick (19011985), un medico statunitense nato da una famiglia ebraica di origini austriache, polacche e rumene, e di Sadie Gertrude Perveler (19031985), una casalinga statunitense, anch’ella di origine ebraica.

Fin da bambino si appassiona ai miti dell’antica Grecia e alle fiabe nordiche, ma soprattutto al gioco degli scacchi e alla musica jazz e per un certo periodo si guadagna da vivere grazie a gare di scacchi, come viene spiegato nel documentario A Life in Pictures, e impara a suonare la batteria.

All’età di tredici anni riceve in regalo dal padre una macchina fotografica. Fin da bambino è affascinato dalla tecnica fotografica e nel 1945 la sua carriera parte con una foto di un edicolante rattristato della notizia della morte del presidente Roosevelt, che vende alla rivista Look. A scuola si sente vittima dei soprusi di insegnanti oltremodo conformisti e bigotti che favoriscono chiaramente gli alunni di origini altoborghesi.

Un giovane Kubrick con la macchina fotografica

Negli stessi anni segue studi artistici di fotografia (che gli rallenteranno il percorso scolastico) e comincia ad appassionarsi alla poesia simbolistica e alla filosofia, che lo porteranno in breve a conoscere il pensiero di Nietzsche. Dopo essersi diplomato, comincia a lavorare per Look come fotografo.”(1)

I primi corti di Kubrick ottengono un discreto successo, “tante che successivamente si impegna con progetti più ambiziosi, decide di abbandonare definitivamente il lavoro alla rivista Look e di iniziare la carriera di regista a tempo pieno producendo il primo lungometraggio nel 1953, Paura e desiderio, che divenne poi per anni quasi introvabile e definito poi dall’autore, in età matura, «un tentativo serio realizzato in modo maldestro», ma che gli permette di prendere maggiore confidenza con la tecnica cinematografica. Nel 1955 gira Il bacio dell’assassino. Subito dopo firma un contratto con la United Artists. Nel 1956 Kubrick fonda una piccola società con il produttore James B. Harris. Il primo film con il nuovo marchio è Rapina a mano armata, che narra del furto a un ippodromo e dei suoi tragici sviluppi, attraverso immagini documentaristiche e una struttura narrativa che si muove avanti e indietro nel tempo, invertendo l’ordine cronologico degli eventi e arrivando a mostrare uno stesso fatto da diversi punti di vista che non ha un buon successo commerciale, ma ottiene parecchie recensioni positive dalla critica. L’anno seguente, dopo aver letto il libro Orizzonti di gloria decide di realizzarne la trasposizione su pellicola che verrà finanziato da Kirk Douglas, che ne è anche protagonista. Nonostante fosse ambientato nelle retrovie francesi della prima guerra mondiale, venne girato in Germania, non avendo ricevuto l’autorizzazione per le riprese dal governo francese e anche il permesso di distribuzione in Francia arrivò solo nel 1975; il film costò 935.000 dollari e impose Kubrick all’attenzione della critica. Molte le sequenze memorabili di quello che viene considerato il primo indiscusso capolavoro del regista; di particolare impatto l’acrobatico piano sequenza in cui la camera procede lungo la trincea francese all’inizio del film, riprendendo la spossatezza dei soldati, e la scena finale, in cui una ragazza tedesca, interpretata dalla terza e ultima moglie del regista, Susanne Christian, canta ai soldati francesi, che l’hanno accolta con urla da caserma, una canzone malinconica che li commuove profondamente.

Nel 1959 Kirk Douglas gli offre la regia di Spartacus, dopo aver licenziato Anthony Mann, con cui aveva avuto parecchi contrasti sul set. L’esperienza di Spartacus non si rivela positiva, soprattutto perché Kubrick non si trova a suo agio senza avere il completo controllo di tutte le fasi di produzione e non vive serenamente il rapporto con Douglas, che oltre a essere il protagonista del film ne è anche il produttore. Il film rimane notevole nel suo genere in quanto in quel momento fu il più costoso della storia, ottenendo grande successo di pubblico e quattro premi Oscar.

l’attore Kirk Douglas con Stanley Kubrick

Dopo questo film, Kubrick si trasferisce definitivamente in Inghilterra e decide di dedicarsi soltanto a progetti di cui ha il completo controllo.(1)

E’ proprio in Inghilterra che tra gli anni 60’ e 70’ Stanley dirige le pellicole che lo faranno diventare famoso, quali: Lolita(1962), Dottor Stranamore- Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1963), 2001: Odissea nello spazio (1968), Arancia Meccanica (1971), Barry Lyndon (1975).

Questi film consacrano già Kubrick come cineasta di maggior successo del panorama moderno. Ogni suo film è profondo, fa scalpore, è insomma molto controverso e divide quindi la critica tra chi lo eleva e chi lo considera troppo spinto.

A suggellare la proclamazione di Stanley, come uno dei cineasti miglio del mondo, negli anni 80’ e 90’, usciranno i suoi maggiori successi, quali: Shining (1980), Full metal Jacket (1987) ed in fine Eyes Wide Shut (1999).

Approfondiremo in questo articolo diverse pellicole del maestro inglese.

Per concludere questa bibliografia, sottolineiamo che Kubrick ha fatto più o meno tutti i ruoli possibili immaginabili all‘interno del set, regista, sceneggiatore, produttore, direttore della fotografia, montatore, creatore di effetti speciali, scrittore e fotografo e che quasi ogni suo film ha (come ho accennato prima), causato delle controversie in merito ai temi trattati e alle scene giudicate da molti troppo esplicite e violente.

Di queste pellicole sicuramente Arancia meccanica e Shining, sono quelle che hanno smosso maggiormente l’opinione pubblica.

Questo fa capire quanto Kubrick sia un maestro del cinema a tutto tondo.

2001:Odissea nello spazio

Ecco cosa dice wikipedia su 2001:Odissea nello spazio:

2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey) è un film del 1968 diretto da Stanley Kubrick.

Pellicola colossal di fantascienza basata su un soggetto di Arthur C. Clarke, che, sulla medesima traccia, scrisse il romanzo omonimo.

Ambientato nel futuro, tocca problematiche antiche relative all’identità della natura umana, al suo destino, al ruolo della conoscenza e della tecnica. Un’umanità alla ricerca di sé, diversa dal resto della natura, definita dal simbolo centrale di un parallelepipedo, sovrastato da una luce speciale. Una ricerca che, condotta con il prevalente obiettivo del dominio tecnico, trova invece alla fine l’uomo di fronte al suo limite irrisolto, ancora sovrastato dall’incombente figura geometrica. Benché molti ritengano la pellicola ispirata al racconto di Clarke La sentinella, lo stesso autore[4] ha affermato che “La sentinella assomiglia a 2001 come una ghianda assomiglia a una quercia adulta”.

Il film è considerato un capolavoro della storia del cinema e ne costituisce una svolta epocale.[5][6] Nel 1991 la pellicola è stata giudicata di rilevante significato estetico, culturale e storico, e inserita nella lista di film preservati nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[7] Nel 1998 l’American Film Institute l’ha inserito al ventiduesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[8] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito al quindicesimo posto.[9] Lo stesso istituto lo ha inserito al primo posto nella categoria fantascienza(2).

Trama del Film

Raccontare la trama di 2001:Odissea nello spazio, non è per nulla facile, servirebbero ore per approfondire ogni piccolo dettaglio della trama, senza contare che ci sono dei misteri ancora non del tutto risolti su questa pellicola.

Mondo fox, ha proposto un ottimo articolo per spiegare questo retroscena.

“Si può senza dubbio affermare che 2001: Odissea nello spazio sta al cinema come The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd sta alla musica (magari in featuring con lo “starman” Bowie). Un’opera sperimentale, mainstream, che travalica il genere insinuandosi nell’inconscio del pubblico.

La navicella spaziale di 2001: Odissea nello spazio

Eppure il poster originale del film parlava di un “dramma epico di avventura ed esplorazione”. MGM, che produsse il film, pensò di avere tra le mani un kolossal classico. Le cose, però, non stavano affatto così. Kubrick diede vita al progetto assieme allo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke, muovendo da un racconto di questi intitolato La sentinella, che però fu stravolto completamente tanto che Clark affermò in seguito: “La sentinella assomiglia a 2001: Odissea nello spazio come una ghianda assomiglia a una quercia adulta”.

I due chiamarono il progetto How the Solar System Was Won (Come è stato conquistato il sistema solare) e, almeno inizialmente, la spinta di Kubrick fu indirizzata all’autoconvincimento dell’esistenza di una vita extraterrestre intelligente e le conseguenze immediate di una tale scoperta. Il regista, ossessionato dall’imminente (secondo lui) comparsa extraterrestre, si rivolse, senza successo, addirittura ai Lloyd’s di Londra per l’ottenimento di una polizza nel caso gli alieni fossero giunti sulla Terra prima dell’uscita del suo film nelle sale.

Ben presto, però, il cineasta statunitense mutò atteggiamento, orientando le vicende raccontate nel film – riassumibili nella missione spaziale dell’equipaggio della Discovery One, astronave in rotta verso Giove per decodificare un segnale proveniente da un misterioso oggetto alieno – verso un approdo nuovo per la science fiction di allora, una sorta di commistione di ontologico e filosofico tra pianeti e stelle.

Epica scena della Scimmia che ha il primo pensiero originale

2001, come vedremo, è un’opera visionaria che immagina l’inimmaginabile, aperta a chiavi di lettura multiple. Invade l’immaginario collettivo, influenza l’arte tutta – dal design (si pensi, ad esempio, alle iconiche sedie rosse Djinn realizzate da Olivier Mourgue) alla fantascienza cinematografica (quante A.I. ribelli alla stregua di HAL 9000 vedremo in seguito?) – e favorisce un dibattito ancora oggi rimasto aperto.

Inquietante scena presente nel film dove Hal9000 legge il labiale dei suoi superiori umani

La risposta del pubblico dinanzi ad un progetto di tale portata fu, almeno inizialmente, disastrosa. In soccorso di Kubrick e Clarke vennero però le comunità hippie di tutto il mondo, all’epoca (siamo nel ’68) figlie della letteratura beat e della musica tambureggiante (il rock, ovvio). I cinema andavano riempendosi di fan di pellicole di culto quali The Trip di Roger Corman oppure Psych-Out e di lì a poco Hopper, Fonda e Nicholson avrebbero travolto il sogno americano in sella ai loro chopper in Easy Rider. Grazie ad un’intuizione dello studio lo slogan che accompagnava l’uscita in sala di 2001: Odissea nello spazio venne corretto in corsa e la campagna marketing pubblicizzò il film definendolo “The ultimate trip”(3).

Spiegazione del film

Filosofia dietro al film

Spiegare il significato che sta dietro la trama di Odissea nello spazio, è molto difficile. Tante persone ed esperti ci hanno provato. Ecco cosa dice mondo Fox in merito:

“Se qualcuno riesce a capire davvero 2001: Odissea nello spazio abbiamo fallito. Volevamo porre domande più che dare risposte”. Così Arthur C. Clarke liquidò l’ambiguità di un film come 2001, riservandosi di fornire risposte ben più esplicite nel romanzo omonimo che accompagnò l’uscita del film. C’è chi nello sci-fi del ’68 ha scovato la presenza del divino, chi lo stadio finale dell’umanità, chi un revival nichilista.

Kubrick non realizzò certo un film immediatamente comprensibile – esistono due categorie di spettatori: chi afferma di non aver compreso subito il film e chi mente – ma ad una lettura accorta non può certo sfuggire l’esigenza del regista di raccontare l’evoluzione dell’umanità, l’intero arco della vita degli esseri umani (“da scimmia ad angelo”, scrisse qualcuno), interrogandosi a più riprese sul destino della nostra specie (chi siamo? Da dove veniamo? E così via).

“Non mi piace parlare di 2001 perché è essenzialmente un’esperienza non verbale. Per più della metà, il film non ha dialoghi. È un tentativo di comunicare con il subcosciente e con le sensazioni, piuttosto che con l’intelletto”. A parlare è lo stesso Kubrick, il quale ribadisce una volta per tutte come il film sfugga alle logiche del cinema convenzionale, procedendo invece per allegorie, rimandi e simbolismo. In un’intervista successiva, il filmaker corregge il tiro asserendo: “Sul livello psicologico più profondo la trama del film simboleggia la ricerca di Dio e alla fine postula ciò che è poco meno di una definizione scientifica di Dio”. Scienza e fede convivono in 2001: Odissea nello spazio, ma il sacro teorizzato da Kubrick non possiede mai una vera e propria accezione religiosa, così come la scienza del film non risponde a tutti gli interrogativi formulati.

Il contributo al pensiero filosofico offerto dalla pellicola è, infine, fin troppo noto, a partire dal commento musicale di 2001 che coinvolge “Also sprach Zarathustra, Op. 30”, il poema sinfonico di Richard Strauss ispirato all’omonimo trattato filosofico di Nietzsche, testo che parla della parabola evolutiva che dalla scimmia conduce all’Oltreuomo (e non è ciò che Kubrick mostra al pubblico attraverso ominidi e lo Star Child finale?), concepito come lo stadio finale dell’evoluzione umana.

Come se non bastasse, nel capitolo Delle tre tetamorfosi, Nietzsche identifica il bambino come l’ultimo gradino prima dell’Oltreuomo (dopo il cammello e il leone). Difficile non ravvisare un riferimento interpretativo della sequenza finale in cui fa capolino il “Bambino delle stelle”, il neonato stellare – ritratto nudo e indifeso, ma con gli occhi ben aperti – che volteggia nel cosmo a simboleggiare un “nuovo grande inizio”.

In definitiva, Kubrick non elargisce spiegazioni rassicuranti allo spettatore. Al contrario, lo invita a perdersi nell’infinito dello spazio (esistenziale), confrontandosi con il mistero del cosmo e della creazione, teorizzando un domani già vissuto da una razza superiore aliena, il cui messaggero altro non è che un enigmatico blocco di pietra di colore nero.

Il fascino inquietante del film viene smontato (almeno parzialmente) dall’omonimo romanzo di Arthur C. Clarke, che sembra spiegare il finale del film in modo più chiaro. Questi identifica chiaramente il monolite come un oggetto creato da una razza aliena che è passata attraverso molti anni di evoluzione, partendo dalle forme organiche, attraverso le biomeccaniche e infine ha raggiunto uno stato di pura energia. Questi alieni attraversano il cosmo aiutando le specie minori nel compiere i passi dell’evoluzione. Il romanzo spiega la sequenza della stanza d’albergo come una specie di zoo alieno — fabbricato dalle informazioni derivate dalle trasmissioni televisive intercettate dalla Terra — nelle quali David Bowman (il protagonista astronauta impersonato da Keir Dullea) viene studiato dalle entità aliene invisibili. Tutto ciò nella pellicola viene lasciato volutamente inespresso.(3)

Nel finale il sito da una possibile interpretazione del lungometraggio, che potete trovare al seguente link.

Arancia Meccanica

“Arancia meccanica (A Clockwork Orange) è un film del 1971 diretto da Stanley Kubrick.

Tratto dall’omonimo romanzo distopico scritto da Anthony Burgess nel 1962, prefigura, appoggiandosi a uno stile fantascientifico, sociologico e politico, una società votata a un’esasperata violenza, soprattutto nei giovani, e a un condizionamento del pensiero sistematico.

Forte di quattro candidature agli Oscar del 1972 come miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale e miglior montaggio, presentato lo stesso anno alla Mostra di Venezia, Arancia meccanica è considerato uno dei più grandi capolavori della storia del cinema, oltreché come fonte di citazioni letterarie e iconografiche, anche grazie al contributo, nella parte non originale, della colonna sonora. Essa recuperava, fra le altre, musiche classiche molto conosciute di Rossini e Beethoven, accentuando la chiave visionaria e onirica del film. Decisivo per la riuscita del film, anche l’apporto di Malcolm McDowell nel ruolo di Alex, pronto e disponibile a tutto, al punto che s’incrinò una costola e subì l’abrasione delle cornee durante le riprese del film.[senza fonte]

Quando fu distribuita sul circuito cinematografico, all’inizio degli anni settanta, la pellicola destò scalpore, con una schiera di ammiratori pronti a gridare al capolavoro, ma anche con una forte corrente di parere contrario, per il taglio originale e visionario adottato nella narrazione, che faceva ricorso in maniera iperrealistica, ma anche senza indugi speculativi, a scene di violenza.

Nel 1998 l’American Film Institute l’ha inserito al quarantaseiesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[1] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è sceso al settantesimo posto.[2] Nel 1999, compare nella classifica BFI 100 stilata dal British Film Institute all’81º posto.(4)

Trama del film

I Drughi al Milk Bar

Arancia Meccanica riesce ad essere estremamente lucido sul versante narrativo, presentato quasi a blocchi: in un futuro non meglio precisato vive il giovane londinese Alexander DeLarge (impersonato da Malcolm McDowell), sadico ed eccentrico leader dei Drughi, una banda di stupratori teppisti che si ritrova al Korova Milk Bar – dove si somministra lo “stupefacente” Lattepiù (bevanda migliorata con la mescalina) – prima o subito dopo aver commesso alcune azioni criminose(5).

Alex impone la sua leadership al gruppo

“I Drughi rappresentano il dionisiaco senza limiti di Kubrick. Provano godimento nell’infliggere sofferenza alle vittime che perseguitano: un barbone ubriaco preso a calci e bastonate, una banda rivale pestata, lo scrittore Frank Alexander e sua moglie, lui malmenato e ridotto sulla sedia a rotelle, lei stuprata senza pietà.

Pestaggio quotidiano della banda dei Drughi

Dopo una sequela di azioni riprovevoli, Alex, appassionato di musica classica e soprattutto di Beethoven, vede la propria leadership messa in discussione dai compari Dim e Georgie. Il giovane con bombetta sulla testa e (mono)ciglia finta decide di ristabilire lo status quo aggredendo e ferendo uno dei due. In seguito all’ennesimo misfatto (nel quale una donna morirà per le ferite riportate), però, Alex viene tradito dalla banda e arrestato dalla polizia giunta sul posto.

Verrà condannato ad una pena detentiva della durata di 14 anni, incriminato per omicidio. In carcere attirerà le simpatie del prete della struttura, colpito dai progressi di Alex a suon di passi biblici recitati. 

Il giovane e violento protagonista viene selezionato dal Ministro degli Interni in visita al carcere per il “trattamento Ludovico” (Alex coglie l’occasione al volo, visto lo sconto sulla pena per chi vi aderisce), una cura sperimentale rieducativa che consiste nella somministrazione di farmaci unita alla visione di lungometraggi che presentano numerose scene di violenza. Alex è costretto nella visione, legato com’è a breve distanza dallo schermo e con delle pinze che lo costringono a tenere gli occhi aperti. 

A suo modo la cura Ludovico ha successo: restituisce alla società criminali avvezzi alla violenza di ogni tipo. Ma la riabilitazione di Alex è oltremodo traumatica (per di più il suo essere non violento è conseguenza di un’allergia): non più carnefice, ma vittima, esposto alle vendette e ai soprusi degli ex Drughi e di alcuni perseguitati. Alex tenterà addirittura il suicidio, istigato dallo scrittore Frank Alexander.(5)

Spiegazione del film

“In Arancia Meccanica, tratto dal romanzo distopico “Un’arancia a orologeria” scritto nel 1962 da Anthony Burgess, riveste un ruolo centrale la riflessione sull’atteggiamento repressivo delle istituzioni, intenzionate a limitare il libero arbitrio dei cittadini (contenendone gli atteggiamenti più estremi) per far fronte alla spirale di violenza. 

Un controllo coatto sulle individualità, dal canto loro sempre più esposte a comportamenti riprovevoli: Kubrick filma senza filtri le pulsioni incontrollate e il comportamento animalesco dei suoi protagonisti. La sua è una provocazione, un voler tuonare contro il degrado socioculturale in cui proliferano le nuove generazioni. L’intento (inizialmente poco o per nulla compreso) del cineasta è quello di condannare il gesto violento abusandone allo stesso tempo.

Ma il marcato atteggiamento critico di Kubrick non risparmia niente e nessuno. Arancia Meccanica cela la satira dietro oscenità di ogni genere, tira frecciate allo Stato (“Per dei vecchi drughi come noi il lavoro più adatto è questo: poliziotti”; esclama Georgie quando incontra dopo molti anni Alex), accentua l’ossessione erotica, trasfigura l’arte – dalla musica alla scultura, ogni espressione è stravolta – per dar forma ad un incubo che travalica i confini del cinematografico, che finisce per ricongiungersi al reale, al mero dato di cronaca che sciocca lo spettatore. Dal mostro di Firenze ai serial killer americani passando per il raccapricciante omicidio di Luca Varani commesso da Manuel Foffo e Marco Prato: l’attualità è piena zeppa di esempi che dialogano da vicino col cult di Kubrick, a sua volta fonte di ispirazione per altre celebri pellicole (è il caso di Funny Games).

Non è un caso che Buñuel abbia definito Arancia Meccanica come “l’unico film in grado di spiegare davvero cosa sia il mondo moderno””(5).

Arancia meccanica è un cult, consiglio la visione a persone adulte e non troppo sensibili, ha molte scene di violenza e di nudo.

Shining

Shining (The Shining) è un film del 1980 diretto da Stanley Kubrick e co-scritto con Diane Johnson.

Tratto dal romanzo omonimo scritto da Stephen King nel 1977, il film narra il dramma di una famiglia che deve svernare in totale isolamento in un hotel in alta montagna. Il figlio, il piccolo Danny, dimostra di possedere delle facoltà extrasensoriali, qui soprannominate the shining (tradotto come “la luccicanza”), che lo portano ad avere visioni dell’oscuro passato del luogo e degli eventi futuri.

Shining rappresenta una tappa dell’itinerario di attraversamento-appropriazione-sfondamento dei generi cinematografici attuata da Kubrick nel corso della sua carriera. Divenuto presto un cult movie, è entrato nell’immaginario collettivo ed è stato a volte classificato come il miglior film horror in assoluto.[2] Shining è stato eletto al 2º posto tra i migliori film horror della storia del cinema, dopo L’esorcista, in una classifica stilata dalla rivista londinese Time Out[3]. (6)

Abbiamo già accennato a questa opera quando avevamo parlato di Doctor Sleep.

In questa sede approfondiremo la trama della pellicola e vedremo perché questo film è diventato un capolavoro del genere Horror.

Trama del film

Jack entra nel Hotel

“Ambientata nel 1980 nello Stato del Colorado negli Stati Uniti, è la storia di Jack Torrance (appellativo usato al posto di John), un ex professore di inglese del college (con problemi di alcolismo in passato) che, in seguito al licenziamento, ha lasciato l’insegnamento per dedicarsi alla scrittura del suo primo romanzo. All’inizio della storia, il protagonista si reca per un colloquio di lavoro in una zona sulle Montagne Rocciose del Colorado dove si trova l’Overlook Hotel, un imponente albergo costruito negli anni Venti sui resti di un antico cimitero indiano ed isolato da ogni altra città, dietro il quale si trova un singolare giardino costruito come un labirinto di siepi.

All’interno l’uomo incontra Stuart Ullman, il direttore dell’hotel, insieme a Bill Watson, l’addetto alla manutenzione. Ullman gli spiega che egli sarà il nuovo custode dell’hotel, e che pertanto dovrà occuparsi delle operazioni di manutenzione dell’edificio per i cinque mesi previsti durante il periodo invernale. Oltre a questo, l’uomo lo avverte di una tragedia avvenuta nel 1970 nello stesso hotel: il precedente custode, Delbert Grady (Charles Grady nella versione originale), finì per impazzire (probabilmente a causa del prolungato isolamento) e così uccise la moglie e le due figlie gemelle con un’ascia, per poi suicidarsi con un colpo di fucile. Appreso il fatto, Jack si limita a rispondere che non è possibile che una cosa simile accada ad uno come lui, e che una situazione di isolamento è ciò di cui ha bisogno per scrivere il suo romanzo.

In seguito al colloquio, il protagonista, insieme alla moglie Wendy (diminutivo di Winnifred) e al giovane figlio Danny (diminutivo di Daniel), si trasferisce all’Overlook Hotel, dove incontra di nuovo Ullman insieme a Watson: così mentre gli ospiti si accingono a lasciare uno dopo l’altro l’albergo, il direttore mostra alla famiglia Torrance il loro appartamento e li guida in un breve tour dell’immenso edificio.

Arrivati alla cucina, i Torrance fanno la conoscenza dell’afroamericano Dick Hallorann, il capocuoco dell’hotel il quale, dopo avere mostrato la cucina e l’enorme dispensa a moglie e figlio, si offre di accompagnare Danny a prendere un gelato. Mentre i due fanno conversazione, Hallorann rivela a Danny di essere a conoscenza del suo dono e di possederlo a sua volta: egli lo definisce la “luccicanza” (“shining” nella versione originale), una facoltà extrasensoriale simile alla telepatia e alla preveggenza che permette a chi la possiede di ricevere “visioni” (talvolta chiare, talvolta confuse) relative sia a fatti del passato sia a fatti del futuro. Ma Danny si rifiuta di parlarne perché è spesso spaventato da ciò che vede, e anche per questo si confida più volte con Tony, il suo amico immaginario (o meglio il modo elementare in cui Danny concepisce e razionalizza lo “shining”, la propria peculiare facoltà), che lo consiglia su come affrontare una determinata situazione. Quando, a causa di alcune inquietanti visioni sull’hotel avute prima di partire, il bambino chiede ad Hallorann che cosa sia accaduto nella camera 237, l’uomo gli risponde, mostrando una malcelata apprensione, che non è accaduto niente e che non se ne deve preoccupare.

Così alcuni giorni dopo che tutti se ne sono andati, i Torrance restano gli unici residenti dell’albergo, ormai completamente isolato a causa della neve che rende ancora più difficoltose le comunicazioni con l’esterno.

Mentre nella Sala Colorado Jack cerca la concentrazione necessaria per scrivere il proprio romanzo e Wendy si occupa delle faccende domestiche e delle principali mansioni di manutenzione dell’edificio, Danny gioca negli infiniti corridoi dell’hotel. Ma la situazione sembra degenerare da un giorno all’altro.

Jack si immagina di bere un Whisky

Jack sembra essere sempre più teso per il fatto di non riuscire a proseguire con il romanzo ed aggredisce verbalmente Wendy quando la moglie lo interrompe mentre sta scrivendo, e mentre gira con il suo triciclo per i corridoi dell’hotel Danny ha una visione delle due figlie gemelle del precedente guardiano, le quali prima sono una accanto all’altra e un attimo dopo sono riverse a terra, i corpi dilaniati e sanguinanti: ne resta scioccato sebbene, anche in questo caso, Tony gli ricordi che non c’è niente di reale. Ma quando Danny (dopo avere trovato la porta della camera 237 aperta ed esservi entrato) si presenta ai genitori con alcuni lividi sul collo, Wendy attribuisce la colpa a Jack il quale, ancora scosso da un incubo che ha appena avuto, è però estraneo al fatto, e se ne va insultandolo.

A questo punto anche Jack inizia ad avere ripetute visioni di individui del passato dell’hotel, motivo per cui la sua mente inizia a vacillare sempre di più prima del tracollo finale. Infatti dopo avere parlato nella Gold Room, nella grande Sala da ballo prima con un barman di nome Lloyd che gli offre qualcosa da bere, e poi durante uno spettrale party degli anni Venti con un cameriere che accidentalmente gli versa sulla giacca un altro drink (e che si rivela poi essere Delbert Grady, l’ex custode dell’hotel). Poi c’è l’inquietante incontro proprio nella camera 237 con un’affascinante donna che lo bacia e che in un istante si trasforma in un’anziana dal corpo decrepito che lo insegue (la stessa presenza avrebbe aggredito Danny). Jack viene convinto da Grady del fatto che moglie e figlio gli siano in qualche modo d’ostacolo alla realizzazione del suo romanzo così come nella sua vita, e che per questo motivo sia necessario “punirli” in modo efficace.(7)

Jack inizia un percorso che lo porterà alla pazzia.

Così la prima manifestazione di follia del protagonista si verifica nella Sala Colorado, dove egli è solito scrivere.

Minaccia con una mazza la moglie, ma lei reagisce colpendo Jack e facendolo cadere e chiudendolo successivamente nella dispensa dell’Hotel.

La pazzia di Jack è al culmine, sarà infatti assoldato dall’hotel per uccidere e poi sacrificare il figlio e la moglie.

Spiegazione sul film

Molto spesso mi diverto a leggere le spiegazioni, che gli esperti hanno dato negli anni a questo fantastico film Horror.

Penso che dargli una spiegazione sia impossibile, puoi solo concentrarti e far uscire le emozioni che percepisci quando lo guardi.

Le sensazioni che si percepiscono sono di ansia perenne e di una sorta di claustrofobia, mista con un senso di mistero e paura perenne.

Penso che tutto il film siano semplicemente rappresentabili come i deliri di Jack Torrance, che in questi deliri, riesce a catturare anche il figlio e la moglie, che purtroppo per loro ne rimangono incastrati.

Ho trovato per gli appassionati dei misteri legati al film Shining, due articoli che ne riassumono i punti più salienti:

A)https://movieplayer.it/articoli/shining-cose-forse-non-sapete-film_21766/

B)https://www.ilcineocchio.it/cinema/shining-sceneggiatrice-e-produttore-svelano-il-significato-della-fotografia-finale-e-della-pallina-da-tennis/

Fonti Bibliografiche:

(1)https://it.wikipedia.org/wiki/Stanley_Kubrick

(2)https://it.wikipedia.org/wiki/2001:_Odissea_nello_spazio

(3)https://www.mondofox.it/2018/05/25/2001-odissea-nello-spazio-il-significato-e-l-interpretazione-del-film/

(4)https://it.wikipedia.org/wiki/Arancia_meccanica_(film)

(5)https://www.mondofox.it/2018/04/09/arancia-meccanica-trama-e-significato-del-film-cult-di-stanley-kubrick-1/

(6) https://it.wikipedia.org/wiki/Shining_(film)

(7)https://www.mondofox.it/2019/11/18/shining-trama-analisi-film-confronto-col-romanzo/

Spero che questo articolo vi sia piaciuto!

Fatemelo sapere con un commento e con un like.

1)https://www.cinefilos.it/tutto-film/approfondimenti/arancia-meccanica-film-streaming-frasi-significato-trama-403438

2)https://www.cinematown.it/2019-05-2001-odissea-nello-spazio-spiegazione-finale/

Vi lascio i link utili legati all’articolo, che potete trovare qua sopra e qua sotto vi inserisco i bottoni da cliccare per essere indirizzati ai nostri social.

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