Come tutte le storie, anche quella di Adrian ha avuto la sua fine. Ieri sera Canale 5 ha infatti trasmesso in prima serata l’ultimo episodio della serie animata di Adriano Celentano.
Parlando di Adrian però, non possiamo parlare di una normale serie animata con alle spalle una normale produzione. Prima di vedere la luce, “la serie evento” è stata protagonista di tantissime vicissitudini che hanno caratterizzato sia le fasi precedenti alla messa in onda, che il suo stesso svolgimento. In questo articolo non voglio solamente parlare del cartone animato, ma di tutte le (dis)avventure che hanno contraddistinto l’ultima fatica di Celentano, dall’ideazione all’episodio conclusivo.

Infatti, l’idea di un cartoon autoreferenziale era già nella mente del cantante dal 2005, quando il Molleggiato progettava la realizzazione di un film d’animazione per il Natale dell’anno successivo, che avrebbe visto anche la partecipazione di un altro musicista, Paolo Conte. Quest’idea fu però accantonata.
Dobbiamo aspettare il 2009 per avere la conferma di una serie animata, quando Sky e Clan Celentano (l’etichetta discografica fondata dallo stesso Celentano insieme alla moglie Claudia Mori) stipulano un contratto per una serie animata intitolata Il ragazzo della Via Gluck, che avrebbe dovuto contare ventisei episodi e un budget di 13 milioni di euro. Per la realizzazione vennero coinvolti Milo Manara come disegnatore, Nicola Piovani per le musiche, Vincenzo Cerami per la supervisione dei testi e la Cometa Film per le animazioni. Tuttavia tra questi ultimi e il Clan Celentano ci fu un contenzioso durante la lavorazione, e la messa in onda della serie passò dal 2011 al 2012, con le animazioni che vennero affidate allo Studio SEK, studio d’animazione nordcoreano noto per aver realizzato vari remake di dubbio gusto dei film Disney tra cui Simba Junior ai mondiali di calcio. È proprio lo Studio SEK a dare forfait al progetto, facendo a sua volta cessare i rapporti tra Clan Celentano e Sky, che decide così di cancellare il progetto.

Fu allora che Mediaset decise di produrre la serie, e nel 2015 Pier Silvio Berlusconi dichiarò che Adrian sarebbe stata trasmessa su Canale 5 nella primavera 2016. Inutile dire che la messa in onda venne posticipata, questa volta a causa degli impegni di Celentano nella lavorazione dell’album Le Migliori insieme a Mina, pubblicato proprio nel 2016. Nel team creativo vengono confermati Piovani e Manara, mentre il contributo di Vincenzo Cerami è accreditato come postumo, essendo quest’ultimo scomparso nel 2013. Per quanto riguarda le animazioni invece, abbiamo il ritorno dello Studio SEK.
Il primo trailer fu trasmesso nell’autunno 2018. Vediamo una scena tratta dalla serie animata grazie alla quale capiamo che il protagonista sarà proprio Celentano, dal momento che un personaggio con il suo aspetto afferma di provenire dalla Via Gluck, luogo di nascita del cantante.
Tra un promo e l’altro si vocifera sia riguardo al numero degli episodi, nove, sia riguardo al budget, stimato tra i 20 e i 30 milioni di euro. Si delinea inoltre il modo in cui andrà in onda il programma: ogni puntata della serie animata sarà preceduta da uno show trasmesso dal teatro Camploy di Verona condotto da Michelle Hunziker, che vede la partecipazione di diverse personalità dell’intrattenimento italiano.
Un nuovo spot fa parlare di sé, questa volta in senso negativo, e ciò che mostra è alquanto bizzarro: vediamo infatti Celentano riprendersi dallo specchio di un bagno e cantare uno dei suoi brani più celebri, Prisencolinesinaiciusol, mentre delle animazioni si intervallano davanti a lui. Ciò che fa arrabbiare i telespettatori è però il volume troppo alto dello spot, giudicato fastidioso.
I lavori di Adrian si complicano ulteriormente a soli due giorni dalla messa in onda, quando il 19 gennaio Michelle Hunziker abbandona il progetto per le divergenze creative con Celentano e la produzione. Le puntate dello show, che sarebbero dovute essere trasmesse in diretta, subiscono quindi una rapida riscrittura.
Ci siamo, è il 21 gennaio, giorno della prima puntata di Adrian – La serie evento.

Il primo episodio introduce il contesto in cui è ambientata la serie e i personaggi che ne fanno parte. Siamo nell’Italia del 2068 e quella che a prima impressione sembrerebbe una democrazia, è un regime gestito da criminali che bramano totale controllo sulle libertà individuali: ci troviamo quindi in un futuro distopico. Le città sono dominate da alti e cupi grattacieli. A Milano vive Adrian, un orologiaio che gestisce il suo piccolo negozio in Via Gluck, un luogo che sembra avulso dal resto del mondo, come se lì il tempo si fosse fermato. Durante il concerto di capodanno viene invitato a salire sul palco da un cantante di nome Johnny Silver, che interpreta le canzoni dei Negramaro. Il brano suonato dall’orologiaio sveglierà la coscienza dei cittadini e darà il via a una serie di moti rivoluzionari.
Due cose saltano all’occhio dal primo episodio: le animazioni scadenti create dallo Studio SEK (ma questa non sarebbe una novità per chi conosce i lavori di questo studio) intervallate dai bozzetti di Milo Manara, e l’organizzazione che sta dietro il governo distopico, la “Mafia International”, con a capo il cattivo principale della serie, tale Dranghestein. La “Mafia International” ha sede a Napoli. Se la prima ha fatto scattare l’ilarità del pubblico, soprattutto sul web, con la comparsa di numerosi meme raffiguranti la faccia sorridente di Celentano durante un rapporto sessuale con la fidanzata Gilda (ispirata a Claudia Mori), la seconda ha sollevato diverse polemiche sulla rappresentazione del capoluogo campano, che in modo stereotipato è la sede della “Mafia International”. Tra l’altro non sembra aver risolto il problema della “monnezza” nelle strade.

La seconda puntata, trasmessa il 22 gennaio, definisce in maniera più chiara quelle che sono le tematiche sia della serie che dello stesso Celentano: ecologismo, lotta alle disuguaglianze sociali e di genere, immigrazione e ribellione ai “poteri forti”, qui rappresentati dai palazzinari che costruiscono grattacieli senza criteri. Il Molleggiato ha sempre manifestato avversità nei confronti di queste costruzioni, e ha avuto modo di esprimere il suo scetticismo in canzoni come I want to know (“ Come fa la gente a concepire di potere vivere nelle case d’oggi? Inscatolati come le acciughe nascono i bimbi che han già le rughe”). Questa puntata è anche quella in cui viene presentato il primo alter ego di Adrian: “La Volpe”, supereroe mascherato che combatte contro i cattivi alternando i colpi a delle mosse di tango. Notare il chiaro riferimento a un altro eroe mascherato quando si viene a sapere che volpe in spagnolo si dice “zorro”. È proprio in seguito alla prima apparizione della Volpe nella serie che si genera un’altra polemica, questa volta causata dalle parole del protagonista, il quale, dopo aver salvato due ragazze da uno stupro, dice loro testuali parole: “Se aveste bevuto qualche bicchierino in meno forse avreste evitato l’increscioso approccio con dei tipi così poco raccomandabili”.

L’imbarazzo è tale in casa Mediaset, che per la terza puntata, in onda il 28 gennaio, si decide di ingaggiare Ilenia Pastorelli (nota per il ruolo di Alessia nel film Lo chiamavano Jeeg Robot) per affidarle un monologo sul fatto che la violenza non viene mai cercata, e non bisogna colpevolizzare le vittime in casi simili. All’imbarazzo si aggiungono anche le proteste del pubblico per la scarsa presenza di Adriano Celentano nel pre-show , tant’è che si è dovuto porre rimedio anche a questa parte del programma, con una breve performance canora del Molleggiato. Il terzo episodio è quello in cui appare il secondo alter ego di Adrian: se La Volpe è quello che picchia i cattivi, “Darian” è quello diplomatico, che appare in tv per protestare contro il governo e farsi portavoce della ribellione. Darian è anche detto “La Befana” per via del suo aspetto, che presenta una vistosa gobba, una parrucca con dei lunghi capelli bianchi, degli occhiali da sole e un naso finto.

Un clima di generale malcontento anticipa la quarta puntata: il 29 gennaio, all’indomani del terzo episodio, Milo Manara, sui suoi social, prende le distanze dalla serie, specificando come i disegni apparsi durante le precedenti puntate fossero delle semplici bozze da non inserire nel prodotto finale, e come non abbia potuto impedire il loro utilizzo nella messa in onda. Questa puntata quindi, trasmessa il 4 febbraio, è il punto di svolta per la serie: Celentano non si presenta allo show (viene dichiarato a causa di un malanno di stagione) e, una volta presa visione dei bassi ascolti registrati (si è passati dai 4 milioni e mezzo di spettatori della prima puntata, al milione e mezzo della quarta), Mediaset sospende la serie, prima per due settimane, per poi programmare una nuova messa in onda in autunno. La puntata in sé non è nulla di eccezionale rispetto a quanto visto prima, a parte il cameo di un giovane Enrico Mentana, che lancia un servizio del TG1 in cui vediamo cantare il vero Celentano.

Durante questa lunga pausa in Mediaset si studia il modo per riproporre la serie e organizzare un programma che possa soddisfare le aspettative degli spettatori. Non c’è da stupirsi in fondo se i fan di lunga data di Celentano siano rimasti delusi nel non vedere il Molleggiato nel pre-show e hanno deciso di cambiare canale prima che iniziasse il cartone animato. Dobbiamo aspettare ottobre per vedere il nuovo trailer della serie, che questa volta cambia nome: da Adrian a Adriano, un modo per rimarcare la presenza di Celentano e far capire che questi sarà maggiormente presente nel contenitore antecedente il cartone.

Sembra che questa decisione non sia stata gradita da Adriano Celentano, che, a quanto pare, ha fatto esplicita richiesta di rimuovere la “O” recentemente aggiunta, preferendo il nome precedente della serie, che è ritornata nei palinsesti il 7 novembre, con un pre-show rinnovato e trasmesso in differita, ma mantenendo pressoché inalterate le puntate della serie animata. È proprio nello spettacolo di apertura che sono state fatte le più importanti modifiche, per venire incontro alle esigenze degli spettatori: la parte canora ha uno spazio maggiore e Celentano ha l’occasione di duettare insieme ad altri importanti artisti del panorama musicale italiano (Ligabue, Gianni Morandi, Brunori Sas, Biagio Antonacci, Morgan e Marco Mengoni). I segmenti cantati sono inoltre intervallati da alcune chiacchierate dello stesso Celentano con alcuni giornalisti e esponenti del mondo dell’intrattenimento italiano, come Gerry Scotti, Paolo Bonolis e Maria De Filippi.
Nonostante le novità non abbiano portato l’incremento di ascolti sperato, Adrian – la serie evento questa volta è andata avanti fino alla fine, e l’episodio conclusivo ha visto finalmente lo scontro finale tra Adrian e Dranghestein, in una sequenza tanto spettacolare quanto divertente, in cui il Vesuvio erutta distruggendo tutti i grattacieli di Napoli mentre in sottofondo sentiamo Torna a Surriento, nella versione di Luciano Pavarotti, le cui immagini si sostituiscono al cielo del capoluogo partenopeo. Una volta sconfitto, Dranghestein si trasforma in una statua di pietra. In seguito Gilda e altre due donne, che poco prima stavano per subire una violenza carnale dall’antagonista principale della serie, si trasformano in giganti e distruggono i grattacieli di tutte le città italiane, compreso il Palazzo Pirelli di Milano. La società trova così il suo equilibrio, dato dalla separazione tra gli edifici nuovi e quelli antichi.

Finisce così l’ultima fatica di Celentano, un’opera che per le varie vicissitudini che hanno caratterizzato la sua vita, dalla produzione al finale di serie, ha avuto un percorso così travagliato da poter essere definito come una piccola Odissea. Si può dire che Adrian sia diventata una serie cult, ma purtroppo per i suoi ideatori, Celentano in primis, lo è per i motivi sbagliati. Nonostante sia foriera di messaggi positivi e volti a responsabilizzare le persone, questi vengono presentati spesso in modo sbagliato o non chiaro, rendendo evidente quanto Adriano Celentano il più delle volte non riesca a capire i cambiamenti che hanno contraddistinto gli anni recenti, che sono proprio quelli in cui stava lavorando alla serie. Ma per quanto Adrian sia un So bad so good e per quanto Celentano si proclami inconsapevolmente come l’unico portatore della speranza in un mondo altrimenti cupo e annebbiato dal consumismo, non si può giudicare troppo severamente quest’opera. Del resto ci ha fatto ridere, e gli intenti per cui è stata creata sono pur sempre nobili, nonostante sia stata prodotta con le stesse modalità che Celentano ha sempre criticato, sia nella serie animata che nelle sue canzoni. Ma alla fine non è l’uomo stesso ad essere contraddittorio? Ridiamoci su e ricordiamo Adrian come una delle più grandi perle che il trash italiano ci ha regalato.
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