Tolo Tolo

Regia: Luca Medici

Cast: Luca Medici, Souleymane Sylla, Manda Touré

ITALIA 2020, 90 minuti

Genere: commedia

Con i film di Checco Zalone non si può parlare, per quanto riguarda il cinema nostrano, di una normale produzione. O meglio, eccetto il modo unico in cui vengono promossi, i suoi film hanno un ciclo di vita simile a quelli dei suoi colleghi. Non fosse per l’impatto che hanno le sue pellicole nel nostro paese. È dall’uscita di Che bella giornata che Zalone batte il record di incassi di un film italiano (prima tenuto da La vita è bella di Roberto Benigni), per poi superarlo con il film successivo. Quo vado ha superato Sole a Catinelle che a sua volta ha battuto Che bella giornata. “Zalone batte sé stesso” titolano diverse testate in questi giorni. Il suo ultimo lavoro, Tolo tolo, pare fare lo stesso, ma in maniera più forte rispetto a quanto fatto dai film precedenti, dal momento che ha guadagnato la bellezza di 8,7 milioni di euro soltanto nel giorno in cui è uscito. Attualmente gli incassi sono pari a 34 milioni, a meno di una settimana dalla data d’uscita!

Checco Zalone con alcuni dei personaggi del film

Ma com’è possibile questo? Perché i film di Checco Zalone portano in sala così tanti spettatori?

Senz’altro è dovuto al personaggio che abbiamo imparato a conoscere prima in tv (Telenorba e Zelig), poi in radio (ricordate Siamo una squadra fortissimi?) e infine al cinema. Checco Zalone è il più noto personaggio che il pugliese Luca Medici interpreta dai primi anni 2000. Il nome si rifà all’esclamazione “che cozzalone!” che a Bari si può tradurre come “che tamarro!”. Agli esordi la figura di Zalone sembrava essere la parodia di un cantante neomelodico che è solito esibirsi a matrimoni e comunioni, nonostante la satira sia sempre stata presente nei testi delle sue canzoni (pensiamo a I juventini, scritta in seguito allo scandalo Calciopoli). Col tempo Medici è riuscito a definire il personaggio, rappresentandolo come un ignorante che si dichiara vittima della società, se non fosse che molte delle cose che compie non sono legali, ma semplici espedienti per eludere il fisco e semplificarsi la vita.

Nel 2009 esce in sala il primo film con protagonista Checco Zalone, Cado dalle nubi, che segna l’inizio del sodalizio artistico con Gennaro Nunziante, regista delle sue opere fino a Quo Vado?.  Quest’opera prima presenta molte delle peculiarità che caratterizzano i film di Zalone, dalla caratterizzazione del personaggio alle vicende in cui è coinvolto. In Cado dalle nubi Zalone è un emergente cantante neomelodico pugliese che, dopo ripetute delusioni professionali e amorose, si trasferisce dal suo paesino di provincia a Milano per ottenere il successo sperato. Qui conoscerà una nuova città e persone con diversi stili di vita, con le quali lui non si è mai relazionato, come il cugino omosessuale e il padre della ragazza di cui si innamora, un leghista che disprezza i meridionali. L’esempio di Cado dalle nubi si può applicare ai film successivi: un personaggio sfigato, dai modi grezzi e ignorante, che non è mai uscito dalla sua area geografica, si ritrova per i più svariati motivi in luoghi e situazioni del tutto nuove per lui, che lo porteranno a cambiare i suoi modi per riuscire a trovarsi al meglio nel nuovo contesto. Un modello narrativo semplice, che ha segnato il successo dei suoi film, capaci di affrontare diverse tematiche con la leggerezza che contraddistingue le avventure dell’italiano medio che porta in sala. E tutto ciò piace al pubblico, di cui una parte si contraddistingue proprio perché quelli di Checco Zalone sono gli unici film che va a guardare.

Checco Zalone porta al cinema persone che al cinema non ci vanno!

Ma arriviamo ai giorni nostri per parlare di Tolo Tolo. Questo è il primo film che non vede Nunziante alla regia, bensì il comico pugliese, che si firma col suo vero nome. La sceneggiatura è scritta a quattro mani dallo stesso Medici insieme a Paolo Virzì, celebre per aver diretto e sceneggiato film come Ferie d’agosto, Ovosodo e Il capitale umano. Per promuovere il film non è stato pubblicato un trailer, ma il video musicale di un brano intitolato Immigrato, in cui Zalone è continuamente infastidito da un extracomunitario che, dopo avergli chiesto continuamente l’elemosina, va a letto con sua moglie. Le reazioni hanno dimostrato come gran parte del pubblico non ha capito né il personaggio che Checco Zalone rappresenta, né il messaggio che veicola. Accusato di razzismo, è diventato senza volerlo una delle bandiere del sovranismo nostrano, tanto che Matteo Salvini, in un suo comizio, ha dichiarato di volerlo come senatore. Forse non si è accorto che proprio lui e tutta la fazione politica che a gran voce ribadisce “prima gli italiani” sono il bersaglio di questo video, girato a Palazzo Federici (di epoca fascista, location di Una giornata particolare di Ettore Scola, film palesemente antifascista) in cui Zalone indossa uno smanicato in stile leader leghista e assume le movenze di Mussolini mentre si affaccia al balcone per guardare male i suoi vicini stranieri.

Il video di “Immigrato” è stato un ottimo modo per promuovere il film, considerando le reazioni contrastanti che ha causato

È stato divertente notare come, una volta visto il film, coloro che osannavano Checco Zalone per il video musicale (che, come dichiarato dallo stesso attore, non c’entrava niente col film) siano diventati i suoi più grandi detrattori. Mi piace pensare che questo sia stato possibile perché lo sfaticato e imbroglione Zalone che abbiamo imparato a conoscere negli anni, che sa a memoria tutti i nomi delle imposte italiane solo per trovare il modo di non pagarle, questa volta si è messo nei panni di chi è costretto a lasciare tutto ciò che ha di più caro per partire alla ricerca di un po’ di fortuna, nella speranza di una vita migliore: l’immigrato. La maggior parte del film infatti, si svolge in Africa, dove Checco Zalone ha trovato lavoro come cameriere in un resort dopo essere fuggito da Spinazzola, suo paese d’origine nella provincia di Barletta-Andria-Trani, per via dei debiti accumulati dopo la fallimentare apertura di un sushi bar. Scampato a diversi attentati terroristici, decide di disfarsi dei suoi documenti, darsi per disperso al fine di non saldare i suoi debiti, e tornare clandestinamente in Europa, attraversando deserto e mare per raggiungere il Liechtenstein, paradiso fiscale dove abita un suo cugino. Il film è strutturato come un road movie e l’evoluzione del personaggio avviene man mano che la carovana in cui si ritrova avanza. All’inizio dell’avventura infatti, Checco non è consapevole dei pericoli cui va incontro, pensando esclusivamente ai suoi abiti firmati e ai cosmetici di cui fa uso, e quando perde la pazienza manifesta episodi di razzismo muovendosi e parlando come il Duce. Più il viaggio si fa lungo, più si fa pesante. Ed è proprio questo il modo in cui il protagonista solidarizza con le tre persone con cui è partito: Oumar, aspirante regista amante del cinema italiano, Idjaba, ragazza della quale Zalone si innamora, e Doudou, bambino che si deve dirigere in Italia per poter riabbracciare suo padre. È proprio con quest’ultimo che Checco sviluppa un rapporto molto particolare, quasi occupando il ruolo del padre durante il lungo viaggio.

Checco Zalone in uno dei suoi “attacchi di fascismo”

Attraverso il suo solito modo di fare satira, Zalone non risparmia delle critiche al nostro paese, sia verso le istituzioni, incapaci di adempiere ai loro compiti per via di un’eccessiva burocrazia (si noti la scena in cui Checco viene rapito da alcuni trafficanti e rinchiuso in un lager libico insieme a un giornalista francese e il modo in cui la situazione si risolve in maniera diversa per i due ostaggi), sia verso gli stessi italiani, che ormai incarnano tutti i difetti possibili e immaginari attribuiti da Checco Zalone sia al suo stesso personaggio che ai comprimari nostri connazionali. Il ruolo dei politici italiani in questo film è inutile, non riuscendo questi a risolvere i problemi del protagonista, vuoi per incapacità (il compaesano di Checco, un fannullone che in poche settimane diventa presidente del consiglio), vuoi perché non riescono a comunicare ai cittadini (divertente il cameo di Nichi Vendola che non riesce a farsi capire da Zalone per via del suo linguaggio aulico). Mettendosi nei panni dell’immigrato, Checco Zalone ha fatto luce, a modo suo, su una questione difficile da affrontare, ma della quale in molti, forse troppi, si sentono in diritto di giudicare, spesso ricorrendo a banali slogan che dimostrano semplicemente la loro ignoranza sull’argomento.

Questa era la mia analisi di Tolo Tolo, l’ultima fatica di Luca Medici alias Checco Zalone, un film che ha il coraggio di parlare di un tema delicato come quello dell’immigrazione con una leggerezza che, a mio avviso, non sconfina nella superficialità. Penso sia proprio questo il suo punto di forza, affrontare temi complessi in modo semplice, affinché tutti possano apprezzare le sue opere.

Che ne pensate di questo film e del personaggio di Checco Zalone? Fatemelo sapere nei commenti, così da creare una bella discussione 🙂

Se questo articolo vi è piaciuto condividetelo sui social, e seguite la pagina “Cinema e Spettacolo” su Facebook ( https://www.facebook.com/cinemaespettacolo88Sakis/ ) per altri articoli e il canale YouTube ( https://www.youtube.com/channel/UCq2nVKs8Sii5lkp-fAvJAhA ) se siete interessati alle video-recensioni!

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

subscribe to my blog