L’Eco e il Nutrimento


C’è un bisogno atavico, un richiamo Che spinge l’uomo a ritirarsi in sé, Lontano dal rumore, dal reclamo, Per ritrovare l’essenza del suo perché. Non è un’assenza l’ombra che ci veste, Né vuoto il silenzio che ci culla, Ma Solitudine, scelta e onesta, Una stanza interiore che s’annulla E si ritrova, quieta, in sé stessa.

Il Dono del Distacco

È tempo offerto, calice riempito Di pensieri non detti, attese mute, Dove l’Io si spoglia, e l’infinito Si fa presente in radici assolute. È l’arte di ascoltare, senza fretta, La voce che nel frastuono s’è persa.

Qui il respiro si fa lento e misurato, Il giudizio degli altri tace, svanisce, E il vero sé, celato e imprigionato, Dalle maschere imposte si affranchisce. È il momento della chiarezza nuda, Per rileggere un libro o l’anima muta.

Fa bene, nutre l’anima leggera, Dà spazio al germoglio e alla stagione, Trasforma la ruggine in primavera, È la scintilla che accende la ragione. Qui si fiorisce, si decide, si cresce, Lontani dagli sguardi, dalle attese. È l’incubatrice di sogni e progetti, Il seme che germoglia tra i detriti, Per ritornare al mondo più convinti, Rinforzati e interiormente eretti. La Solitudine è un atto d’amore proprio.

L’Ombra del Troppo

Ma c’è un confine, un vetro sottile, Tra il rifugio e la cieca prigione. Se l’ombra si fa perenne, ostile, E il mondo fuori perde di ragione, La Solitudine si muta in male oscuro, Diventa Isolamento, gelido e duro.

È quando il silenzio si fa peso, non pace, E il dialogo interiore diventa accusa, Quando la paura del fuori è tenace, E ogni tentativo di aprirsi è rifiuto o scusa. Allora l’anima non si rigenera più, Ma si rinchiude in una gabbia di tabù.

Non è più scelta, ma catena stretta, Che il germoglio della gioia spezza e consuma. Il rifugio diventa una trappola perfetta, Dove la luce e la speranza si sfuma. Se l’eccesso ci allontana e ci nasconde, Il vuoto che riempivamo ora ci affonda. È la patologia che spegne il desiderio, E rende il ritorno un cammino severo.

L’Equilibrio e la Libertà

Accogli il silenzio come un saggio amico, Non come unico ospite del cuore. Gusta il ristoro, il pensiero antico, Poi riapri le finestre al sole e all’amore. Il vero libero è chi sa stare solo E sceglie di tornare ad alzare il volo.

Perché siamo alberi: soli, ma con radici Che sanno intrecciarsi e farsi felici.


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