Ode all’amore carnale della saggezza

Non è fuoco di paglia, guizzo estremo Che brucia senza lasciare cenere; Ma è la brace sepolta, il caldo che amo Di chi ha imparato il tempo di ascendere. La passione qui non è cieca furia, Ma un fiume profondo che conosce il letto, Una maestria dolce, senza penuria, Che ogni gesto rende preciso e detto.
Tu non cerchi il miraggio, ma la sosta Nel centro esatto dove l’estasi è vera. Ogni tuo tocco è una risposta A una domanda taciuta, ma sincera. Nelle tue mani l’esperienza è viva, Un sapere non letto, ma sentito e dato; La tua bocca ricorda e riattiva Ciò che il mio corpo non ha mai scordato.
L’amore con te non è una scoperta, Ma una conferma ardente e consapevole: La meta che la pelle teneva aperta, Un’antica necessità innegabile.
C’è un lusso nei tuoi ritmi, una lentezza Che svela l’importanza dell’attesa, Della curva che cede con nettezza, Della volontà che si fa arresa. La mente libera, non più schiava Dell’incertezza o della vanità; Solo la carne, nuda, che ritrovava La sua piena, profonda autenticità.
Questa consapevolezza è il tuo splendore: Sapere cosa vuoi, e come darlo. Accetti l’ombra, onori il tuo calore, E insegni all’anima come toccarlo. Non c’è spazio per il timore sciocco, Solo per la certezza che ci lega forte. Nel tuo abbraccio, io non mi disgiungo, Ma entro nel segreto della tua porta.
Tu sei la fiamma che non teme il vento, Perché radicata in anni di vigore. E io bevo il tuo attimo e il tuo momento, Questo carminio denso che è il tuo amore. Bevo al tuo calice, come nell’antico rito, Quel gesto che Ovidio volle svelare Come presagio del liquido ambito, Un patto carnale consapevole e lieto.
Grazie a te, il desiderio è onesto e pieno, Non un gioco, ma il patto di due forze Che sanno come fare piano, meno, Per far fiorire tutte le risorse.



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