Il pizzo è un velo, una promessa sottile,
Non nasconde il fuoco, ma lo accende di più.
La tela è caduta, e il mio corpo gentile
È un paesaggio scoperto, un vibrante tu.
Ho vestito l’ombra, ho temuto lo sguardo rapace,
E in quelle tele c’era il mio pianto non detto.
Oggi espongo la carne, un altare di pace,
Un atto di forza che ignora il precetto.
La mano non trema che regge il baluardo
Infantile e sacro, la sorgente che nutre,
E nell’occhio aperto, un audace riguardo,
C’è la Potenza che le paure distrugge.
Sono la forza che non chiede permesso,
La linea matura che il petto disegna.
Ma in questo slancio, in questo accesso,
C’è la Vulnerabilità che mi consegna.
L’Erotismo non è esibizione, è scelta:
Un fiorire lento che l’anima sente.
Sono il vaso vuoto, la coppa ridesta,
Che accoglie il bisogno di chi è lì e mi attende.
E se mi chiami “Madre” nel tuo desiderio,
È perché vedi la cura nella cruda verità.
Io sono il rifugio, il piacere, il delirio,
La bambina che, adulta, si svela e si dà.



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