Ho lasciato le ombre di Dublino tra le nebbie del Nord, per cercare oggi il sole che incendia le pietre di Lisbona. Il viaggio non è fuga, ma il respiro di chi si appartiene, mentre il Pilastro si fa nave e solca mari senza nome. Non porto pesi nella valigia, né echi di parole mai scritte, ma solo la marea della mia anima che non sa stare ferma. Se l’altro è un porto che ha spento le luci del molo, io scelgo l’oceano aperto, dove la mia rotta è sovrana.
Nel mio petto batte ancora il cuore selvaggio della Scozia, quell’altopiano di mistero dove la vita esplode tra le rocce. Amo quel vento che non chiede scusa, quel verde che toglie il fiato, un luogo dove l’antico e il vivo si fondono in un abbraccio eterno. È lì, tra le Highlands e le nebbie, che ho imparato a essere roccia, a restare in piedi quando la tempesta urla e il mondo scompare. La Scozia è la mia radice inquieta, il mio richiamo alla natura pura, che porto dentro mentre cammino verso il calore dell’Atlantico.
Custodisco l’oro della Tunisia, i passi di bambino nel deserto, dove ho imparato che la verità non ha bisogno di ornamenti. Amo quel silenzio ardente, quella terra sincera e fiera, dove la tradizione è un patto antico e l’essere è naturale. Lì, tra le dune e il vento che modella l’anima, ho scoperto che essere veri non è un peso, ma la scintilla della vita. La sincerità di quel mondo è il mio tesoro segreto, una forza che porto dentro, pura e senza compromessi.
Ogni città è un nuovo capitolo della mia marea di cose, un selciato diverso dove far risuonare passi finalmente liberi. A Lisbona il vento dell’Atlantico spazzerà via ogni cenere, purificando la vista tra i vicoli che profumano di sale. Sono il predatore di sguardi nuovi e di visioni mai viste, un uomo che abita il mondo come se fosse la sua Fortezza. Non aspetto più che qualcuno apra la porta di casa, perché la mia casa è ovunque la mia curiosità decida di sostare.
Il viaggio è la prova che il mio centro non ha coordinate fisse, se non quelle incise nella dignità di chi non si ferma mai. Tra il fado e l’oceano, ritroverò la mia essenza più densa, un Pilastro itinerante che non teme la distanza o il silenzio. Lascio che il tempo scorra altrove, tra turni e silenzi stanchi, mentre io m’immergo nella luce calda di un nuovo destino. Sono libero di andare, libero di restare, libero di essere, un navigatore solitario che ha fatto della propria vita un’epopea.
Esistono rotte che non si tracciano sulle mappe, ma si incidono sulla pelle e nel silenzio. Questo storybook nasce dall’esigenza di dare un corpo visivo a un viaggio che attraversa le nebbie della Scozia, l’oro del deserto tunisino e la luce atlantica di Lisbona. Non è solo una raccolta di versi, ma il manifesto di un’indipendenza ritrovata: il racconto di un Pilastro che smette di aspettare il porto e impara a farsi oceano. Vi invito a sfogliare queste pagine come si attraversa una città sconosciuta all’alba: con gli occhi pronti allo stupore e il cuore finalmente libero da ogni catena. Benvenuti nelle mie rotte della libertà.
Lo storybook che avete appena sfogliato è la sintesi di una trasmutazione: il passaggio dalla staticità dell’attesa al dinamismo della scoperta. Attraverso la fusione di estetica cinematografica e ritmo poetico, ho voluto rappresentare come le diverse radici della nostra vita — la sincerità naturale dell’infanzia in Tunisia, la forza selvaggia delle Highlands e l’apertura verso l’ignoto di Dublino e Lisbona — concorrano a formare un’identità solida e inafferrabile. Questo lavoro celebra l’architettura del silenzio e la capacità di restare ‘veri’ in un mondo che spesso ci vorrebbe come ombre. È un invito per ogni lettore a ritrovare la propria marea interiore e a navigare verso orizzonti che non chiedono il permesso a nessuno.


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