
Film di Todd Philips. Sono presenti nel Cast: Joaquin Phoenix e Robert De Niro. Usa. Durata 122 minuti. Genere: Thriller, Drammatico, Giallo. Casa di distribuzione Warner Bros.
Che cosa pensa un pazzo?
Come vive un matto?
Cosa lo ha portato ad essere cosi?
Chi era Joker prima di diventare l’anti-eroe che conosciamo?
“Joker il film”, risponderà a queste domande e a tante altre.
Arthur Fleck (Joaquin Phoenix) è un uomo sull’orlo della disperazione. A tenerlo a galla psicologicamente ci sono degli elementi ben precisi: il lavoro come clown, che è collegato al sogno di Arthur di diventare prima o poi un comico di successo, il rapporto con la mamma, gli psicofarmaci e la terapia.
Tutte questo, inutile dirlo, sarà cambiato e distrutto drasticamente nel corso del film.
In questa recensione mi concentrerò sulla trama della pellicola.

La prima cosa ad essere cambiata sarà il suo lavoro come Clown/comico. Il lavoro che fa Fleck lo porta alla costante vicinanza con le persone e gli individui che incontra, brutali e rabbiosi.
Subisce violenza in strada da parte di ragazzi che lo fanno andare in un vicolo nascosto con una scusa, poi lo accerchiano e lo picchiano senza pietà.
Inutile dirlo, il pestaggio porterà forti conseguenze nella psiche di Arthur, che non solo dovrà curarsi le ferite inferte dai teppisti, ma verrà rimproverato dal capo che vede nel clown uno scansafatiche bugiardo.
Un amico/collega di Athur gli consiglia di portare con lui una pistola quando va a lavoro, e gli porge un arma di piccolo calibro che all’inizio rifiuta, ma che poi accetta dietro la forte insistenza dell’amico.
Arthur si porterà appresso questa pistola quando farà i suoi spettacoli. In uno di questi show, mentre sta intrattenendo dei bambini, la pisttola gli scivola e va in fondo alla sala. Tenta di riprenderla, ma ormai i bambini hanno visto tutto.
Quando torna dal suo capo, trova una persona innervosita che non vuole sentire ragioni e lo licenzia, usando come motivazione le sue continue stranezze e il suo vivere in un mondo immaginario, non capendo quando dice la verità oppure sta mentendo. Un Fleck distrutto e che sente dentro di sé il peso del fallimento, si trova in un treno e cerca di tornare a casa.

Il treno è vuoto, non ci sono passeggeri. Le uniche persone oltre lui sono una donna di mezza età, discretamente attraente, e il macchinista.
Entrano poi nel treno tre individui ben vestiti ma molto molesti, che lavorano con il politico e candidato Wayne, padre di Bruce Wayne (alias futuro Batman).
Si capisce subito che i tre sono molto euforici e fastidiosi, intimoriscono e attaccano la donna, urlando e strepitando. Arthur in tutto ciò si tiene un po’ in disparte e cerca di non farsi coinvolgere. Arthur Fleck soffre di un tic nervoso molto forte: quando è teso o le emozioni dentro di lui sono troppo forti, viene preso da una risata isterica, incontrollabile.
I bulli sentendo Arthur ridere, pensano che rida di loro e lo attaccano, insultandolo, minacciandolo e arrivando a colpirlo.
Arthur, preso dal panico e da un istintivo senso di protezione, prende l’arma che ha in tasca e inizia a sparare. Ferisce e poi uccide i primi due uomini. Il terzo uomo cerca di scappare ma l’ex clown, deciso a vendicarsi, lo raggiunge e lo ammazza.

Il sogno di Fleck di diventare un comico di successo non si spezza nel momento del pluri-omicidio, ma dopo aver partecipato ad un ospitata come caratterista in un locale di caberet. In questo locale il comico, preso dalla tensione, inizia a ridere istericamente e il pubblico, più che ridere con lui, ride di lui.
Questo episodio, in seguito, verrà mostrato dal conduttore del suo programma preferito, Murray Franklin (Robert De Niro), che mostrerà il video del suo delirante e deprimente spettacolo di Cabaret al pubblico del suo programma, enfatizzando brutalmente tutti gli aspetti negativi del personaggio, soprattutto la sua risata isterica. Inutile dirlo, al nostro protagonista questo non piacerà per niente, ma questo aspetto lo vedremo in seguito.

Il rapporto con la mamma è uno dei capi saldi della vita del protagonista.
Penny Fleck (Frances Conroy) è una donna invalida e depressa, non esce di casa e l’unico contatto che ha con il mondo è il figlio e la televisione: anche per lei il programma preferito è quello condotto da Murray Franklin.
Arthur è quello che si occupa di lei: la lava, la veste ed è il tutore della sua psiche. Lo scopo della donna è congiungersi al suo ex datore di lavoro, il Signor Thomas Wayne (Brett Cullen).

La donna pensa che una volta che il suo ex capo avrà letto le lettere che lei gli ha scritto ed avrà capito in che situazione di povertà vivono lei e il figlio, li aiuterà. Questo spirito porta la donna ad incaricare il figlio di mettere ogni giorno nella cassetta della posta del sig. Thomas una lettera scritta da lei, e lo avvisa di aspettarsi una risposta da Wayne.
La risposta tarda ad arrivare ed il figlio, incuriosito, apre una delle lettere scritte dalla madre. Leggendola, scopre veramente la pazzia e cosa in esse fosse contenuto: la donna asserisce che Thomas Wayne è il padre biologico di Arthur e lo invita a prendersi cura di lui come farebbe ogni buon genitore.
Ora più che mai l’ex comico è deciso a scoprire la verità. Cerca in ogni modo di incontrare il presunto padre, e ci riesce. In questo incontro/scontro Thomas Wayne fa capire a Fleck che la mamma è delirante e aveva finto il parto di un bambino (che invece aveva adottato), perché lo voleva sposare e quindi, più che il padre, era una vittima della molestia della madre.
Il discorso di Wayne insinua un sospetto nella mente di Arthur, sopratutto dal momento in cui gli dice che la mamma era talmente pazza che aveva dovuto farla rinchiudere nel manicomio della città.

Alla ricerca della verità, va nella clinica per avere informazioni sulla madre e scopre che tutto quello che gli aveva detto Thomas era vero, la mamma era pazza.
Scopre inoltre che lui era stato più volte torturato, picchiato e seviziato dal padre adottivo. Tutto ciò fa uscire di senno Fleck che reagisce uccidendo la madre, all’ospedale in seguito ad un ictus.

Ciò che farà impazzire definitivamente Arthur sarà la perdita della psicoterapia, che serve al Protagonista per contenere le emozioni e per avere dallo Stato i farmaci che gli servono. Infatti, per mancanza di fondi, il reparto dove la psicologa presta servizio chiude e, senza quella che per Fleck era una valvola di scarico, l’ultimo spiraglio di lucidità del protagonista svanisce.

Arthur Fleck si trova senza lavoro, senza terapia, senza madre e questa spirale di eventi crea Joker, il frutto della sua follia e tutta la sua rabbia. Joker diventa spietato, privo di rimorsi, di speranza e di empatia: è follia pura.

Joker/Arthur viene invitato come ospite nel suo programma preferito curato da Murray e, dopo un monologo più o meno sensato ammazza il conduttore davanti a tutti.
La follia di joker è anche la follia dell’intera città. Di fatto Joker si trova catapultato in una città nel caos. La follia interiore corrisponde esattamente alla follia esterna.

E’ un film sconvolgente, pieno di rabbia e di malinconia.
Io però vorrei portare il lettore a concentrasi su degli attimi precisi del film: il momento in cui Joker scopre che era stato adottato e picchiato, il momento in cui l’amico e collega gli aveva dato la pistola, e il momento nel quale ha creato un amica immaginaria, frutto della voglia del protagonista di avere qualcuno da amare e che lo amasse.
Riguardate e pesante a questi aspetti. Secondo voi sono reali o li ha solo immaginati?
Cosa Joker ha veramente fatto e cosa ha solo immaginato di fare?
Sono quasi certo che la ragazza che dice di conoscere sia frutto della sua immaginazione o, meglio, fantasia sia il pensare che abbiano avuto un rapporto.
Il resto, in un certo modo, rimane libera interpretazione dello spettatore.
Penso che il protagonista abbia immaginato anche che il collega gli abbia dato la pistola che invece, in qualche modo, era già in suo possesso.
Per concludere, ritengo che sia un film che sicuramente non passa inosservato: la bellezza della follia, un attore fantastico, una regia studiata ad arte, ne fanno un film fantastico nella sua crudezza. Il malessere del personaggio, la sua vita all’orlo della follia, che poi esplode nel Joker, è quasi diabolicamente ammaliante.
Ecco qualche frase tratta dal film.
Arthur Fleck:
“Ho sempre pensato alla mia vita come a una tragedia. Adesso vedo che è una commedia.”
“Per tutta la vita non ho saputo se esistevo veramente, ma esisto. E le persone iniziano a notarlo.”

Merita 5 stelle piene su 5. Capolavoro. Ne sentiremo ancora parlare.
Condividete l’articolo e seguite la pagina di cinema e spettacolo.
Approfondirò in altri due articoli dedicati due degli aspetti più importanti di questo film: gli aspetti psicologici e comportamentali di Joker e i film che hanno ispirato questa meravigliosa opera.
Buona Lettura!












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