
In onore del record di incassi del film Joker, che si prevede supererà il miliardo di dollari, analizzerò più a fondo la psicologia che sta dietro questo incredibile film.
Faccio l’approfondimento dopo tempo per evitare l’effetto Spoiler, e avverto i lettori che inserirò diverse scene tratte dal film.
Allerta Spoiler!!
Gotham City è l’emblema della metropoli moderna, che si presenta apatica, caotica e con un tasso di criminalità alle stelle.
In questo caos moderno, si muove Arthur Fleck (Joker).
Se dovessi rappresentare simbolicamente/filosoficamente l’essenza di Fleck, in poche parole lo descriverei come la parte ancora sana ed emotiva della città. Vi parrà strano che lo descriva così ma in tutto il film, sino al cambiamento definitivo, raccontato meglio nella precedente recensione (Link), Arthur Fleck era ancora in sé, probabilmente ancora recuperabile.

Di seguito descriverò come gli avvenimenti che si susseguono nel corso del film, abbiano però distrutto definitivamente in Lui tutte le possibilità di recupero psicologico..
Rapporto con la terapia psicologica
Arthur ha sempre avuto una vita molto turbolenta. Sappiamo che ha vissuto diversi anni in un manicomio e, quando lo ha lasciato, è stato affiancato nel suo percorso di riabilitazione e di integrazione da un psicologa fornita dal Servizio Pubblico, poco presente emotivamente e poco interessata ai problemi di Arthur.

Un po’ per sopperire (forse) alle sue mancanze di emotività e di empatia, un giorno la psicologa gli consiglia di scrivere in un diario i pensieri che gli giungono in mente nel corso della giornata.
Questo si rivelerà un ottimo consiglio e noi riusciamo a capire l’evolversi della mente del Protagonista proprio grazie alle parole scritte su quel diario.
Principalmente Fleck prova rabbia: rabbia nei confronti della società, rabbia nei confronti della madre, ed infine rabbia nei confronti di sé stesso.
Ecco alcuni pensieri che ha scritto nel suo diario:
“La cosae peggiore nell’ avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che ti comporti come se non l’avessi.”
“Pensavo che la mia vita fosse una tragedia, ma ora mi rendo conto che è una commedia“
«Spero che la mia morte abbia più senso della mia vita»

Descrive poi i suoi pensieri alla psicologa e li definisce in gran parte come pensieri negativi, enfatizzando la convinzione che la psicologa non lo ascolta, che nessuno lo ascolta.

Arriva il momento in cui ad Arthur viene data notizia che la terapia psicologica sarà interrotta a causa della mancanza di fondi per quel tipo di assistenza pubblica.
“Psicologa:
Arthur, ho una brutta notizia. E’ l’ultima volta che ci vediamo.
Arthur
Fleck:
Lei non mi ascolta. Mi fa sempre le stesse domande ogni settimana:
come va il lavoro, hai avuto dei pensieri negativi… Sono soltanto
negativi i miei pensieri.”
Questa sarà una delle cause scatenati della crisi finale che lo porterà a diventare Joker.
Il rapporto con la madre è molto tormentato
Per Arthur la madre (Penny Fleck) rappresenta l’essenza della sua vita e, in maniera positiva, il suo lato affettivo. Infatti Arthur con lei è gentile e disponibile, ma tanti accadimenti portano il rapporto tra loro a diventare addirittura oppressivo.
Sappiamo infatti che Arthur sa di essere stato abbandonato dal padre, che l’ha lasciato solo a prendersi cura della madre, non autosufficiente.

Si nota come il rapporto tra madre e figlio sia particolare, sin dal fatto che, in genere, è una madre che si prende cura del figlio. Nel loro legame Arthur riveste molti ruoli: fa a Penny da padre, da marito, da figlio e da amico.
Le cose tra loro si complicano ulteriormente quando Arthur scopre di essere stato lo strumento di cui si è servita la madre per ricattare il datore di lavoro, di cui era innamorata: lo aveva adottato fingendo che fosse il figlio di quest’ultimo che, però, non era caduto nella trappola.
Dopo aver colto la gravità dei fatti compiuti dalla mamma nei suoi confronti ed essendosi ricordato dei maltrattamenti subìti durante l’infanzia, Arthur perde ogni sentimento nei confronti della mamma, e quindi perde la sua sensibilità e con essa la capacità di amare.
Questo lo porterà ad ucciderla.
Uccidendo la madre è come se avesse ucciso sé stesso ed ogni speranza di poter continuare una esistenza normale, di trovare un equilibrio mentale e fisico.
La morte dell’uomo Arthur Fleck, può essere identificata in un momento preciso del film, nella scena in cui entra nel frigorifero vuoto. Questa scena è molto emblematica, rappresenta la scomparsa di ogni barlume di umanità del comico e l’inizio di un nuovo percorso di vita.
In quel preciso momento nascerà Joker.
Joker

Joker è l’emblema del caos. Rappresenta l’essenza della negatività di Gotham City.
Infatti la metamorfosi di Arthur in Joker, corrisponde anche all’apice dei disordini nella città e il simbolo di una comunità sempre più repressa e violenta.
Nel culmine di un’azione violenta, Joker viene sollevato in trionfo dalla folla come capo e emblema della vittoria della ribellione popolare contro il potere dello Stato.
Joker non ha freni, non ha senso, vuole solo distruggere tutto.
Voglio mettere a confronto due concetti per spiegare le differenze tra Arthur e Joker.

In una scena del film Arthur è stato costretto per difesa personale a sparare a degli individui nel treno e, successivamente, ad uccidere il Collega che l’aveva tradito, incastrandolo per il possesso della pistola che gli serviva per proteggersi dai male intenzionati, a casa sua.
Dopo questi delitti però appare sconvolto e turbato, si vergogna di quello che ha fatto, mostrando certamente dei sentimenti.
Joker al contrario è spietato, ammazza le persone a sangue freddo, in primo luogo il conduttore della sua trasmissione preferita Murray Franklin, un presentatore cinico e subdolo che farebbe di tutto per un po’ di notorietà. Vederlo morire fa provare a Joker vero piacere.
La differenza tra le due figure, Joker e Arthur Fleck, sta proprio nelle emozioni: Arthur non vuole uccidere, ne è in un certo modo costretto, Joker invece prova piacere nell’uccidere, esattamente come un assassino.
Spettatore
All’interno del film lo spettatore vede le varie trasformazioni di Arthur: da vittima della società a individuo reietto, per finire quale emblema della ribellione popolare in quanto Joker (personaggio dei fumetti che tutti conosciamo), che racchiude tutto il marcio ed il cattivo del mondo.
A noi spettatori ci viene quasi spontaneo nel corso del film, vedendo le sue vicende personali, schierarci dalla sua parte, pur rendendoci conto che le azioni che compie sono assolutamente da condannare.
Questa è l’essenza del film, trovare un simbolo del male e del marcio della società e farcelo accettare.
Una considerazione personale che voglio esprimere è che ho provato verso di lui un senso di pena più che provare un senso di felicità per la sua forma di ribellione.
In conclusione, da questo film emerge un Joker molto diverso dal Joker dei fumetti, sicuramente la profondità dell’uomo Joker, mentre fa da sfondo il personaggio antagonista di Batman nella fortunata saga DC Comics.
Possiamo dire che forse questo film esprime il concetto che nessuno nasce veramente cattivo, e ci porta a farci delle domande: siamo stati creati cattivi o sono le azioni che ci portano a diventarlo? Oppure è la società che ci percepisce negativamente e quindi come un peso? Le emozioni e l’empatia verso il prossimo sono sentimenti culturalmente ormai poco comuni?

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Buona lettura!





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