Dante, Blake e il baule di Pessoa: Quando scrivere non era un business


L’Inizio: Una domanda scomoda tra le pagine

Leggo da anni, consumo libri come se fossero ossigeno. Eppure, recentemente, mentre sfogliavo un’edizione usurata di William Blake, mi sono fermato. Mi sono chiesto: Ma queste persone, come vivevano davvero il loro tempo? Siamo abituati a immaginare il “Genio” come una Rockstar moderna: circondata da riflettori, contratti editoriali a sei cifre e una platea di follower pronta a cliccare “like”. Ma la realtà, spesso, è un urlo nel silenzio. Se torniamo indietro ai giganti come Dante Alighieri o William Blake, scopriamo che la loro grandezza è nata dalla precarietà, dall’esilio e dall’indifferenza del mondo. Non scrivevano per il pubblico di oggi; scrivevano per l’Umanità di sempre.

Il Succo: La “Logica del Cuore” contro la “Logica del Target”

Oggi lo scrittore è, per necessità, un professionista. Si studia il “target”, si analizzano le tendenze, si lima il testo perché sia “commerciale”. È business. Ma per i maestri, la scrittura era un’urgenza biologica, quasi una condanna.

Prendiamo Dante. Immaginatelo: un condannato a morte, un profugo che vaga per l’Italia chiedendo ospitalità. Mentre sale le scale di palazzi non suoi, Dante non cerca di compiacere nessuno. Costruisce una cattedrale matematica di versi per rimettere in ordine l’Universo. Quando nel XVII canto del Paradiso scrive:

«…e proverai sì come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale»

…non sta facendo “letteratura”. Sta trasformando il suo dolore privato in un monumento eterno. La sua non era “creatività” nel senso moderno; era sopravvivenza spirituale.

E poi c’è William Blake. Un incisore che lavorava in stanze sature di fumi tossici, convinto che gli angeli si sedessero accanto a lui. Per Blake, la logica razionale era una prigione. Diceva:

«Io non guardo con l’occhio, ma attraverso l’occhio.» Blake vedeva l’infinito in un granello di sabbia. Non cercava il consenso del mercato londinese (che infatti lo considerava pazzo); cercava di scardinare le “manette forgiate dalla mente” dei suoi lettori.

Il Baule di Pessoa: L’Universo in una stanza in affitto

Se Dante è l’esule e Blake il visionario, Fernando Pessoa è il santo patrono di tutti noi che cerchiamo la verità nel silenzio. Un modesto impiegato commerciale a Lisbona che, tra una fattura e l’altra, ospitava dentro di sé centinaia di vite diverse.

Pessoa è l’antitesi del blogger moderno. Noi pubblichiamo tutto subito per paura di essere dimenticati; lui scriveva su scontrini, buste usate e fogli sparsi, poi chiudeva tutto in un baule. Quando è morto nel 1935, quel baule conteneva 25.000 frammenti di un’anima immensa. Nel suo Libro dell’Inquietudine leggiamo:

«Porto addosso le ferite di tutte le battaglie che ho evitato.»

C’è un desiderio che porto con me: spero di andare presto a Lisbona, per perdermi in quelle stesse strade e cercare di scorgere, tra i vicoli della Baixa o l’aria di Campo de Ourique, l’ombra di quell’uomo che ha dimostrato che si può essere un intero universo senza mai uscire da una stanza affittata. È in quel silenzio che l’arte smette di essere merce e torna a essere spirito.


Conclusione: La missione di questo Blog

Perché scrivere di queste cose su un blog che parla di spettacolo e arte? Perché sento il bisogno di tornare alla fonte.

Questo spazio non vuole essere l’ennesima vetrina per prodotti commerciali “usa e getta”. Il mio obiettivo è usare questo blog come un ponte: guardare allo spettacolo di oggi con la lente di quegli antichi maestri. Analizzeremo il cinema, il teatro e le storie moderne non per chiederci “se venderanno”, ma per cercare quella scintilla di verità che Dante, Blake e Pessoa hanno protetto a caro prezzo.

In un mondo che ci chiede di essere costantemente “visibili”, noi sceglieremo la sfida più difficile: quella di tornare a vedere.

3 risposte a “Dante, Blake e il baule di Pessoa: Quando scrivere non era un business”

  1. Avatar marygfloris
    marygfloris

    Complimenti. Bellissimo.

    È l’antitesi di quelli che sono oggi i bloggers, mordi e fuggi.

    Questo articolo ci fa pensare che diffondere il proprio pensiero per comunicare qualcosa, per condividere le proprie emozioni, va oltre il comunicare per aumentare il numero dei follwers, e magari monetizzare il tutto.

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  2. Avatar brisklycollective0f79489a3b
    brisklycollective0f79489a3b

    bravissimo!!!! Riflessione e interpretazione perfetta!!! Complimenti!!!!

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  3. Avatar Billie Eilish: L’Altare, il Business e la Rosa – Cinema e Spettacolo

    […] del nostro tempo. Il punto di partenza è un contributo precedente pubblicato su questo blog [Dante, Blake e il baule di Pessoa: Quando scrivere non era un business – Cinema e Spettacolo], che oggi sentiamo il bisogno di espandere. Ci siamo chiesti: cosa accadrebbe se spogliassimo […]

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