
Introduzione
Mentre le strade si illuminano e il profumo di cannella invade le case, c’è un appuntamento che, per noi italiani, è più certo del panettone: la messa in onda di “Una poltrona per due”. Non è solo una tradizione televisiva, è un rito collettivo. Anche quest’anno, puntuale come ogni Vigilia di Natale, Italia 1 trasmetterà la sfida tra i fratelli Duke, Louis Winthorpe III e Billy Ray Valentine. Ma cosa spinge un intero popolo a fermarsi, da oltre quarant’anni, davanti a una commedia che parla di borsa, succhi d’arancia e cinismo? La risposta risiede nel fatto che questo film, pur non avendo renne o Babbo Natale, è forse la fiaba natalizia più onesta e graffiante mai raccontata.
Il racconto: Una scommessa per un dollaro
La trama è una danza perfetta tra il fango della strada e il mogano degli uffici di Philadelphia. I fratelli Duke, Randolph e Mortimer, anziani miliardari annoiati e spietati, decidono di giocare con il destino degli uomini per il gusto di una scommessa da un dollaro. Louis (Dan Aykroyd), l’aristocratico rampante, viene privato di tutto — casa, amore e dignità — e gettato nell’emarginazione. Billy Ray (Eddie Murphy), un truffatore di strada geniale, viene invece catapultato nel lusso.
In questo scambio di ruoli, guidato dalla convinzione cinica che sia l’ambiente a fare l’uomo, i Duke non hanno fatto i conti con un elemento imprevedibile: l’alleanza tra le pedine. Quando Louis e Billy Ray scoprono di essere stati usati, uniscono le forze con la pragmatica Ophelia e il saggio maggiordomo Coleman. Il finale è una cavalcata verso la borsa di New York, dove i due protagonisti non cercano solo la ricchezza, ma la distruzione totale dell’arroganza dei Duke attraverso una “stangata” finanziaria senza precedenti.
La spiegazione filosofica: Specchi di un’umanità cinica
Dietro le risate, il film nasconde una riflessione profonda sulla natura umana e sul potere. Come abbiamo osservato, nessuno in questa storia è un “santo”. Louis e Billy Ray sono squali, pronti a tutto per sopravvivere. Eppure, proprio questa loro natura imperfetta li rende reali. Il film ci insegna che il cinismo del potere può essere sconfitto solo usando le sue stesse armi, ma con una differenza fondamentale: la lealtà tra gli ultimi.
L’opera mette a nudo l’ipocrisia della meritocrazia, suggerendo che spesso la differenza tra un grande broker e un vagabondo risiede solo in un’opportunità o in un privilegio. È una critica feroce al capitalismo degli anni ’80, che ricorda come le persone non siano merci. È la versione moderna del Canto di Natale di Dickens, dove però Scrooge non si pente, ma viene annientato dal talento di chi aveva sottovalutato.
Il bottino della vendetta e la “Legge Eddie Murphy”

Ma quanto hanno vinto davvero i nostri eroi? Sebbene il film non dichiari una cifra esatta, gli analisti finanziari stimano che l’operazione sui contratti del succo d’arancia abbia fruttato a Louis e Billy Ray circa 39,4 milioni di dollari dell’epoca (oltre 120 milioni oggi). Di contro, i Duke subiscono una “chiamata ai margini” di ben 394 milioni, un debito che polverizza istantaneamente il loro impero, ville e palazzi compresi.
L’impatto del film è stato così forte da superare lo schermo: nel 2010, il governo statunitense ha approvato una norma, soprannominata proprio “Eddie Murphy Rule”, all’interno del Dodd-Frank Act. Questa legge ha reso finalmente illegale il trading basato su informazioni governative segrete, la stessa strategia di insider trading che ha permesso ai protagonisti di mandare in rovina i loro aguzzini.
Considerazioni personali: L’illusione del potere e la verità del talento
In ultima analisi, il film ci sbatte in faccia una verità sconvolgente: i due protagonisti erano, in realtà, scambiabili. Billy Ray, nonostante le origini umili, si rivela estremamente intelligente, comprendendo immediatamente le logiche del trading e dimostrando che il talento non è una questione di sangue, ma di opportunità. Al contrario, la caduta di Louis ci mostra come anche l’uomo più influente possa diventare un disperato se privato dei suoi privilegi.
Il film ci lascia con una lezione amara ma necessaria: quando le persone raggiungono un potere immenso, spesso diventano spietate e infide, perdendo ogni interesse per la dignità altrui. Per i fratelli Duke, il prossimo non è altro che una pedina da muovere su una scacchiera cinica. Ma è proprio questa loro superbia a tradirli: convinti di essere gli unici “squali” nell’oceano, finiscono sbranati da chi, per sopravvivere alla strada o all’ufficio, aveva imparato a nuotare molto meglio di loro.
Conclusione: Un rito che ci unisce
Perché, dunque, è diventato un cult in Italia? Forse perché amiamo la figura del “furbo” che batte il potente, o forse perché cerchiamo quella catarsi che solo la giustizia poetica sa dare. Guardare “Una poltrona per due” alla Vigilia è diventato un modo per ricordare che, nonostante il cinismo del mondo, i piccoli possono ancora vincere.
Anche quest’anno, tra un brindisi e l’altro, ci ritroveremo a urlare “In carrozza!” e a gioire per la rovina dei Duke. Non è solo un film, è la nostra certezza che, per una sera all’anno, la ruota può girare nel verso giusto. Buona visione e buon Natale a tutti quelli che, ancora una volta, tiferanno per i perdenti che si riprendono il loro posto nel mondo.



Scrivi una risposta a marygfloris Cancella risposta