Episodio #8: “Oltre il Tuono” – Quando l’ego diventa servizio
Il rumore dell’ambizione
Bentornati in questo nostro spazio di riflessione. Dopo aver lasciato il pozzo della Samaritana, il nostro viaggio prosegue seguendo i passi di un gruppo che sta imparando, non senza fatica, a diventare una comunità. In questo ottavo appuntamento, vorrei scendere nel terreno scosceso delle nostre ambizioni personali. Rifletteremo su Giacomo e Giovanni, i “figli del tuono”, e su come Gesù trasformi il loro desiderio di essere “i primi” in una chiamata a essere gli ultimi. Scrivo queste righe per chiunque, almeno una volta, ha sentito il peso del dover eccellere a ogni costo.
I Figli del Tuono: La foga di chi vuole contare
All’inizio della seconda stagione, Giacomo e Giovanni sono pieni di zelo, ma è uno zelo ancora acerbo. Vogliono organizzare, vogliono proteggere Gesù, ma soprattutto vogliono essere i suoi preferiti. Vedono il Regno come una gerarchia dove loro devono occupare i posti d’onore.
- La trasposizione moderna: Giacomo e Giovanni siamo noi ogni volta che cerchiamo conferme nel nostro ruolo. Nel 2026, l’ambizione è spesso mascherata da “necessità di visibilità”. Vogliamo essere i più seguiti, i più stimati, quelli che hanno “capito tutto”. Anche nella fede, rischiamo di trasformare il cammino in una scalata sociale, cercando un consenso che nutre l’ego ma lascia l’anima affamata.
L’Attrito del Gruppo: La santità passa per la cucina
Mentre sono in Samaria, gli apostoli discutono su chi sia il più importante, su chi abbia fatto di più. Gesù li osserva e, invece di fare un discorso accademico, li mette al lavoro. Li manda ad arare campi di stranieri, a sporcarsi le mani con la terra di chi consideravano nemico.
- La visione nel XXI secolo: La vera spiritualità non si misura nei momenti di estasi, ma nel modo in cui gestiamo l’attrito con chi ci sta accanto. È facile amare l’umanità in astratto, è difficilissimo amare il collega che ci critica o il vicino che non ci rispetta. L’incontro con l’altro è la “palestra” dove il nostro “tuono” interiore deve imparare a diventare armonia.
Il Grande Paradosso: Il primo sia il servo
Gesù ribalta la piramide del successo umano. Non condanna la loro energia, ma la canalizza verso il basso, verso le radici.
Le radici del messaggio: Marco 10, 44-45
«Chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Perché questa è una densa verità oggi? In un sistema che ci insegna a calpestare gli altri per salire, Gesù ci dice che la vera grandezza è la capacità di abbassarsi. Servire non è un segno di debolezza, ma la massima espressione della libertà. Chi serve non ha più bisogno di difendere un’immagine di sé, perché ha trovato il suo valore nello sguardo di Dio.
Conclusione: Arare campi non nostri
Giacomo e Giovanni finiscono la giornata stanchi, sporchi di fango, ma con una gioia nuova: hanno aiutato una famiglia samaritana senza chiedere nulla in cambio. Hanno scoperto che la gioia del servizio è più profonda del piacere del comando.
Un pensiero da portare con sé: In questa settimana, prova a compiere un piccolo atto di servizio che nessuno vedrà. Può essere sbrigare una commissione per qualcuno che ti è difficile sopportare, o semplicemente fare un lavoro umile senza farlo pesare a nessuno. Ricorda che la tua mano sinistra non deve sapere cosa fa la destra: offri il tuo aiuto nel segreto, permettendo al tuo “tuono” di calmarsi per lasciare spazio alla voce dolce della gratuità.
Il successo agli occhi di Dio ha sempre il profumo del servizio silenzioso.


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