Il duomo del libero arbitrio
Sussurrano le pietre della sera, mentre la nebbia inghiotte la memoria e l’ombra di un’antica primavera si sfilaccia ai confini della storia. C’è una fessura stretta tra le ore, un confine invisibile e silente, dove s’accende il freddo e muore il cuore, tra il soffio della Grazia e la corrente.
Non son le mura a reggere il crollo, ma fili d’oro intrecciati alla cenere: ali spezzate da un superbo crollo cercano ancora anime da premere. Sibilano nomi di pioggia e di bronzo, Re senza trono con tre teste umane, che offrono l’oro dentro al fango sporco e vestono la notte di brame vane.
Accanto al buio c’è un battito chiaro, un custode che tace e non forza la mano, custodisce il cammino, il calice amaro, mentre il vento del dubbio soffia lontano. Essi non spezzano la catena dell’uomo, non posano il peso sui piatti del bene: rimangono ai margini di questo duomo, guardando la fiamma che scuote le vene.
Perché nell’abisso di un pensiero segreto, dove l’orgoglio o la carne si fa tentazione, non è il demonio a compiere il divieto, né l’angelo a imporre la redenzione. La bilancia s’incrina su un solo gradino, un solco d’argilla che l’anima incide, l’ago oscilla nel fumo del nostro destino e soltanto la scelta del cuore decide.
È cupa la notte, le maschere cadono, si sciolgono i volti nell’umido specchio, gli aliti freddi del male persuadono che il dono del Cielo sia un canto vecchio. Ma proprio nel fango di ogni caduta, dove la fame si confonde col male, nasce una luce improvvisa e inudita che spezza l’incanto del demone buio e mortale.
Non siamo presi da un laccio supremo, né mossi come ombre su un grande fondale: anche nel buio più folto e severo, il libero arbitrio è il riscatto finale. L’uomo che cade, che trema ed erra, porta una scintilla che l’abisso non spegne, un seme nascosto dentro la terra che spezza le catene e sconfigge le insegne.
La battaglia s’acquieta prima dell’alba, gli angeli caduti ritraggono il passo, mentre la Grazia, mite e bianca, rischiara la via sul lucido sasso. Domani l’umano deciderà ancora, tra l’ombra dell’io e l’amore sincero, ma dentro la notte che adesso s’indora risplende la speme: il bene è il nostro sentiero.

Rispondi